sabato 31 agosto 2013

25 anni di scrittura 4




Per vari motivi sono affezionato a questi miei 4 libri: segnano l'inizio della mia collaborazione con il fotografo e amico Carlo Meazza, raccolgono gli scritti della mia rubrica 'Pensieri & Parole' (che ho tenuto sul quotidiano La Prealpina  a partire dall' 8 novembre del 1996), alcuni racconti brevi, le prime poesie in dialetto bosino e foto in bianco e nero di Meazza. 
L'inizio con 'Varese-Parole e immagini di un luogo amato' (1998 - Macchione editore), poi 'Varese-Il bianco e il nero' (2001 - Macchione editore), 'Una città in cornice' (2004 - Macchione editore) e infine 'Profili-Varese in pensieri, parole, immagini e omissioni' (2007 - Editoriale Eureka).  
La città che amo è la protagonista di questi libri, anche se nei racconti e nelle poesie vado fuori confine.
Ho mantenuto il titolo della mia rubrica 'Pensieri&Parole' nel blog, che l'ha sostituita a partire dal 2007.

Ancora su Cesare Revelli

                                                                                       foto carlozanzi



Arrivava in classe il mitico e 'terrorizzante' prof. Cesare Revelli (e che fosse terrorizzante non è un bene per un comunista) in genere con una sciarpetta al collo, e sempre in compagnia della sua 'erre moscia'. Non ricordo se permettesse le interrogazioni programmate, mi pare di no (e anche questo non è molto di sinistra). Ma quando aveva deciso di non interrogare accendeva la sigaretta, si portava con passo flemmatico verso il calorifero, una mano in tasca, l'altra sul vizio (visto che ha vissuto sino a 91 anni per lui non è stato dannoso) e via a raccontare quella sua versione molto personale della storia e della filosofia. Ogni tanto qualche battuta, tutti si rideva, ma quanti avevano capito? La nostra è stata la sua ultima classe di insegnamento, quella che ha portato a 'maturazione' nel 1975. Poi è passato a fare il preside. Lo si capiva che non aveva più tanta voglia di insegnare. Un docente appassionato non fa il preside, che è tutto un altro mestiere. Un docente deve avere una grande pazienza, quasi mai vede i frutti del suo lavoro.  
Un abbraccio, caro Cesare. Comunque quando ti dirigevi verso il calorifero dando fuoco alla sigaretta e al tuo sapere, che respiro di sollievo per tutti noi!!!! E via con gli appunti....

Auguri, Rosaria



Auguri alla mia amica Rosaria, suor Rosaria (benché sorella senz'abito, Ausiliaria Diocesana). Se non erro fu proprio il cardinale Carlo Maria Martini (morto un anno fa) a volere quest'ordine religioso femminile. 
Il 31 agosto del 1985 Rosaria ha fatto la promessa. Promessa mantenuta.

Carlo Maria Martini, un anno dopo




Un anno fa moriva Carlo Maria Martini. Ci pensavo nei giorni scorsi, me lo sono rivisto quando, il 2 novembre del 1984, salì a piedi al Sacro Monte, cercando di stare dietro al passo da montanaro di Papa Giovanni Paolo 2°. Del resto anche lui aveva la gamba lunga e una discreta condizione fisica. Di lui ho sempre apprezzato la capacità di dialogo, una fede convinta, approfondita ma ti dava l'idea che capiva perfettamente chi non la pensava come lui, e non lo 'aggrediva' con lo sguardo di chi ti ascolta ma tanto sa già come va a finire. Certo, sperava che andasse a finire come ha sempre creduto lui, ci sperava......

Cesare, 'imperatore' sul colle Cairoli

                                                                                     foto carlo meazza



A 91 anni è morto Cesare Revelli. E' stato il mio prof. di storia e filosofia al liceo Classico 'Cairoli', dal 1972 al 1975. Ne ho parlato di recente proprio qui sul blog, permettendomi qualche critica. Uomo di grande cultura, di intelligenza vivace, dalla parlantina sciolta, docente, preside, politico anche nelle istituzioni, sindacalista, comunista convinto, mi ha insegnato che bisogna protestare, ribellarsi, uscire dalla massa, dal conformismo. Questo sì. Però come prof. di storia e filosofia era per un uditorio di intelligenza oltre la media, e in questo è stato un po' classista. Gli alunni normodotati (come me) dovevano cercare di intuire i suoi ragionamenti, prendere appunti e imparare a memoria. Diciamo che allora avevo in mente soprattutto lo sport (sognavo le Olimpiadi) e le ragazze, mentre Cesare aveva visto in me (uno fra i pochi figli di operai di quella classe) un ragazzo adatto per le sue battaglie. L'ho deluso, e lui in fondo ha deluso anche un po' me. Ma questa è storia passata. Di lui ho sempre avuto comunque un buon ricordo, siamo apparsi persino nello stesso libro (quello di Carlo Meazza, VARESE, 50 MODI DI DESCRIVERE LA CITTA', dal quale ho tratto la foto), l'ho intervistato più volte, soprattutto mentre scrivevo il libro sul suo ex alunni Bobo Maroni. Da anni non lo vedevo. Lo abbraccio e con lui abbraccio un altro scampolo del mio passato, che si sfarina. 

venerdì 30 agosto 2013

25 anni di scrittura 3




Negli anni di maggior pubblicazione, ho dedicato tempo anche a piccoli lavori di storia locale. Amo ricostruire il passato, lavorare sulla memoria, dare voce e volto a chi se n'è andato. Ecco allora 'Una presenza mai venuta meno' (1991 - Nicolini editore), storia della fede in Velate nel Novecento; 'San Vittore a Gornate Olona' (1993- breve storia della vita parrocchiale a Gornate); 'Crocerossine a Varese' (1994-Macchione editore), storia delle Infermiere volontarie varesine; 'Edelweiss, la stellalpina di Velate' (1995-Macchione editore), breve storia della banda di Velate, a novant'anni dalla sua fondazione; 'Le residenze per anziani' (2002-Macchione editore); 'L'asilo infantile Peri-Piatti di Velate' (2002).

Buon anniversario di nozze, cari Paola e Roberto



Buon anniversario di nozze agli amici Paola e Roberto detto Roby. Grazie alla mia agenda posso tornare a quel 31 agosto del 1985, un sabato (come oggi), sereno e molto caldo. Ero partito alle 7 per Milano, poiché l'amica Rosaria Lorefice (auguri anche e lei) diventava Ausiliaria diocesana. Quindi niente Messa di matrimonio, ma sono arrivato al momento giusto, e cioè al pranzo al Volo a Vela. Leggo sul menù (che ho conservato): affettati misti, bruschetta e crostino magri, zuppa ribollita, ravioli in brodo eccetera....Purtroppo mi sono perso il meglio, cioè il dolce (macedonia di frutta con gelato e torta S. Honorè) perché Valentina, che aveva pochi mesi, ci ha costretti a tornare a casa.
Auguri!

Accadde...un anno fa

SETTEMBRE 2012

Sabato 1 settembre 2012 – pioggia, coperto, variabile, pioggia
Grande impresa  ieri, alle Paralimpiadi di Londra, per il luinese Federico Morlacchi. 19 anni, ha vinto la medaglia di bronzo nei 100 farfalla, con un finale super. Federico è iscritto alla Polha Varese, società nata grazie all’entusiasmo di Daniela Colonna Preti.

Lunedì 3 settembre 2012 – pioggia, coperto, pioggia
Varese piange la scomparsa di Nelson Cenci, ufficiale alpino, medico, scrittore. Compagno d’armi di Mario Rigoni Stern nella campagna di Russia, come l’autore di Asiago ha saputo tramandare la memoria di quella tragica esperienza sia con le parole che con la scrittura.

Mercoledì 5 settembre 2012 – sereno, coperto, scroscio
Con rammarico il libraio Ferdinando Giaquinto, ultimo proprietario, da 11 anni, della storica libreria Croci, ha comunicato che a fine settembre la libreria chiuderà i battenti, lasciando il posto ad una rivendita di kebab. Giaquinto continuerà con la vendita on line. E così, dopo Veroni, Marco e Pontiggia, anche Croci (nata come cartoleria negli anni Cinquanta) abbassa la saracinesca.

Venerdì 7 settembre 2012 – sereno

All’età di 82 anni è morto oggi Luigi Mombelli, storico presidente del Consultorio familiare ‘Istituto La Casa di Varese’.  Impegnato sin negli anni Sessanta (quando il Consultorio è nato su suggerimento dell’allora prevosto di Varese, Monsignor Enrico Manfredini), Mombelli, che non era sposato e non aveva figli, ha dato sempre con generosità il suo tempo e i suoi soldi a La Casa, convinto dell’importanza di questa Consultorio cattolico per la sopravvivenza della famiglia.

Grazie, Mario



Solo oggi ho scoperto che qualche domenica fa è uscita, sul quotidiano 'La Provincia di Varese', una bella recensione al mio ultimo libro 'Valzer par Varés', ad opera di Mario Chiodetti (foto). Lo ringrazio e allego il suo scritto:


VARESE – Potremmo definire Carlo Zanzi un varesino compulsivo, innamorato perso della sua città fino a sfumarne i difetti, pronto a raccontarla in versi in prosa e perfino in musica, come un antico troviere. Non c’è angolo di Varese che Carlo non abbia indagato, o personaggio il cui carattere gli sia oscuro, e spesso la sua scrittura procede per sensazioni ed emozioni subitanee, soprattutto nelle poesie che danno il tono del suo ultimo libro “Valzer per Varès”, edito da Pietro Macchione.
La freschezza del dialetto, ascoltato bambino dai genitori, gli permette di dar corpo al vissuto con plasticità e saggezza, e con qualche ingenuità d’amante, unita alla forza della fede, il cui riflesso accompagna come un leit motiv l’intero percorso lirico. Le poesie raccolte, infatti, sono state scritte nel corso di vent’anni, a partire da “Rusàri d’un vècc” che gli valse nel 1994 il premio Poeta Bosino insieme alla consapevolezza di aver trovato una nuova forma espressiva.
Corredate dalla traduzione italiana, le liriche di Zanzi mescolano ricordi a piccoli fatti quotidiani, personaggi incontrati per strada o frequentati per amicizia, ma anche accadimenti stagionali, pizzicotti alla politica e naturalistiche visioni. Si interroga, Carlo, sul trascorrere del tempo, sull’unità della famiglia, lui che è stato figlio e padre, sugli insegnamenti dei genitori, ma sempre con una larga prospettiva futura davanti, senza le malinconie del cinquantenne che rimpiange l’inafferrabile passato.
«Il Signore era in buona; ha pensato: “Faccio una cosa bella” e Varese e Varese era in piedi» è il cappello del valzer dedicato alla città, bella e brutta, dominata dal Sacro Monte «un diamante che luccica come l’oro di un tesoro», ma anche con «il traffico che puzza, le case venute su troppo in fretta», i giovani che non conoscono più il dialetto dei nonni.
Più sperimentali i racconti, come annota lo stesso autore nella prefazione del volume, dedicato ai genitori Ines e Mario, scritti in tempi più recenti, alcuni inediti altri pubblicati nel blog “Pensieri & Parole Due”, scritti di getto e poi rielaborati. Una lettura comunque rasserenante, con spunti di divertita ironia, come ne “Il professore”, fumatore accanito di Turmac, le sigarette piatte con tabacco turco e macedone al tempo vendute in eleganti scatole metalliche rettangolari blu o rosse. L’insegnante, mal pagato dallo Stato, per continuare le lezioni di filosofia chiedeva agli alunni un quotidiano pacchetto di Turmac, in bella vista sulla cattedra.
Sembra passato un secolo da queste storie leggere, il mondo è diventato più greve e spaventato, e scrittori sensibili come Zanzi ne captano i mutamenti senza però perdere l’ottimismo della ragione, che di questi tempi è impresa quasi disperata.


m. chi.

Se fossi donna....



Mercoledì scorso stavo in piedi in un ampio salone di una Casa di Riposo pulita, moderna, accogliente. Ho fatto la conta: 15 anziane più tre infermiere, a fronte di un solo anziano (due uomini, se contavo anche me). Una sproporzione evidentissima. Ho pensato: se fossi donna avrei qualche problema in più: l'ansia di non trovare marito ma soprattutto il destino di dover vivere lì (non sempre ma con buona probabilità) gli ultimi anni di una vita che, come si sa, è più lunga per le donne rispetto agli uomini. Lì, senza il compagno di una vita, nel dormiveglia, spesso nell'immobilità.
Sono quindi felice di essere nato maschio? 
Diciamo che, per tutti, sarebbe stato meglio un destino senza ansie prematrimoniali ma soprattutto senza  lo 'scandalo' dell'invecchiamento.  

giovedì 29 agosto 2013

Buon compleanno, caro Angelo



Buon compleanno al mio amico Angelo Bardelli. Classe 1949, felicemente pensionato e mi pare anche nonno, è ancora il campione Vidoletti di corsa campestre master. Un po' di anni fa, durante la corsa campestre Vidoletti, organizzavo anche la gara per genitori e prof. Io ho partecipato solo due volte, e quelle due volte ho sempre incontrato Angelo che regolarmente mi ha battuto, stabilendo il record della scuola. La prima volta arrivai terzo (battuto anche da un certo Panetta), la seconda volta secondo ma Angelo era sempre davanti a me. Forse a causa del superallenamento, Angelo ha dovuto smettere con la corsa, ora va in bici e sta all'aria aperta (la sua passione) nelle Guardie Ecologiche Volontarie.
Complimenti, caro Angelo: il tuo record nessuno lo batterà. 

1.000.000 di metri di dislivello



Si sa che amo salire al Sacro Monte e al Campo dei Fiori con tutte le modalità possibili. Ma c'è chi mi batte decisamente, in quanto a costanza e determinazione. Ho scoperto che un mio amico ha un obiettivo: 1 milione di metri di dislivello, cioè 1000 km in salita, camminando (lui si limita a camminare) su è giù per il Sacro Monte e il Campo dei Fiori. Per il momento non rivelo la sua identità, dico solo che parte da Avigno e che nel mese di febbraio 2014 dovrebbe raggiungere il suo obiettivo. Ci sta lavorando, con piedi e gambe, da 8 anni, oltre 100.000 metri di dislivello all'anno, e a febbraio si festeggia. Darò allora ampia cronaca dell'evento. Roba da guinnes dei primati.

25 anni di scrittura 2



Ecco la 'mia' narrativa, la sezione che preferisco. In 25 anni ho scritto di tutto un po', ma attualmente mi dedico solo alla scrittura di invenzione, romanzi e soprattutto racconti. Inizio nel 1989 con 'La Comune di Barbara' (Edizoni del Leone), troppo autobiografico ma nel quale si evidenziano già i temi fondamentali della mia scrittura. Con 'L'ultimo nemico' (1994 - Lativa) scopro di prediligere i racconti. Infatti il romanzo Il nemico diventa, nel lavoro di limatura, un racconto lungo che unito ad altri compone la mia prima raccolta di racconti. Con 'Luzine' (1995- Nicolini) torno al romanzo, ma con 'Fax d'amore' (1998 - Macchione editore) ecco di nuovo i racconti, sempre più brevi. Nel 1999 il mio unico (sino ad ora) romanzo per ragazzi, 'La sfida elettronica' (Sei), poi a seguire alcuni anni di stop con la narrativa, che riprendo con due racconti lunghi, 'Vicolo Canonichetta' (2007 - Macchione editore) e 'Cicale al carbonio' (2008 - Editoriale Eureka).
Mancano all'appello un paio di romanzi brevi inediti e tanti racconti, pubblicati altrove.

25 anni di scrittura 1




In questo 2013 festeggio 25 anni di scrittura. E' già un piccolo traguardo. Evidenzia costanza e fiducia. Del resto se non ci credo io, chi ci deve credere? Ho pensato di fare un sintetico riassunto dei miei libri pubblicati sino ad ora, per chi ancora non mi conosce. Li dividerò per 'generi', a parte questi, che sono i primi due, usciti nel 1988. Tutto è cominciato con 'Papà a tempo pieno' Se le Paoline non mi avessero pubblicato quel libro, probabilmente non ne sarebbero usciti altri. Quel primo libro ha caricato la molla della scrittura, una passione in me latente, che già aveva dato qualche frutto mai pubblicato. Pochi mesi dopo è uscito il mio primo (e unico) libro di poesie in italiano, 'Un anno' (Gabrieli editore).

mercoledì 28 agosto 2013

Valzer alla Feltrinelli




Siete invitati alla presentazione del volume

Valzer par Varés       di Carlo Zanzi   (Pietro Macchione Editore)

In programma

giovedì 19 settembre 2013
ore 18.00
libreria ‘Feltrinelli’ di corso Moro – Varese

Interverranno:
Michele Mancino                         giornalista
Riccardo Prando                          narratore
Enrico Tediosi                                 poeta

Sarà presente l’autore



Ingresso libero



Dunque...molti amici (bè, non esageriamo, diciamo qualcuno) mi hanno fatto notare che non hanno potuto prendere parte, lo scorso 15 giugno, alla presentazione del mio ultimo libro 'Valzer par Varés'. E allora ecco una nuova opportunità. Tornerò sull'argomento. 

Auguri, cara Mariarosa


Buon compleanno alla mia amica Mariarosa. Un augurio e una poesia, sua, apparsa nel volume 'Solo per amore'

Ho detto il mio amore
a te che carezzi i miei giorni
tienilo chiuso
nelle morbide pieghe
dei pugni a riposo
o lascialo andare
se vuoi
tornerà tranquillo
nell'ansa del mio sorriso


Un abbraccio   

Carlo

Tanti auguri, cara Paola




Buon compleanno all'amico Paola. 
Al prossimo film!  Un abbraccio    Carlo

Che puzza!




In genere una volta all'anno, in questo periodo, dopo le pulizie estive di garage, cantina e soffitta, faccio un giro in via dell'Ecologia, dove è situata la raccolta differenziata a Varese. E almeno un volta all'anno, ma molto più spesso, penso al problema dei rifiuti. Mi rifiuto di considerarlo un problema irrisolvibile, ma insieme mi rifiuto di fare più di quello che ogni cittadino degno di tale nome dovrebbe fare: dividere bene i vari rifiuti riciclabili, non abbandonare per via i rifiuti eccetera. Ma si può fare di più. 
Devo fare di più.

martedì 27 agosto 2013

Un urlo cosmico




Ho in mente questa immagine. Se si potesse ricapitolare in una sola espressione vocale la fatica che ciascuno di noi fa (chi più chi meno, ma per qualcuno è davvero dura) per vivere, la pazienza necessaria, la carica di coraggio, di speranza, il dirsi 'dai, che c'è chi sta peggio', insomma, per farla breve, tutto ciò che ciascuno di noi mette in atto per superare l'immobilità, per lanciare in aria la coperta e iniziare la giornata, ebbene, ne sortirebbe un urlo cosmico capace di far tremare, per un istante, l'immobilità irridente dell'universo.

La grande ispiratrice



Ieri sera, guardando il bel film di Adrian Lyne del 1990, 'La scala di Jacob' (con un grande Tim Robbins, in foto, nei panni del protagonista Jacob Singer) mi sono convinto ancor più di quanto già sapevo: è lei, la morte, la grande ispiratrice, ancor più dell'amore. E' sempre presente nelle trame, perché parlarne ha un'azione scaramantica, avvicinandoci in realtà ce ne allontaniamo. E poi chi scrive (film, poesie, racconti, canzoni) vuole lasciare un ricordo duraturo, perché la morte è dimenticanza.  Perché si muore davvero, definitivamente, quando nessuno si ricorderà più di noi.

Il racconto del mercoledì

                                                                                     foto carlozanzi



Il mendicante di Padova
di carlozanzi



Un mendicante aveva dormito su un treno in rimessa, alla stazione di Padova. Il primo sole dell’undici di agosto lo svegliò. Non aveva voglia di vivere ma lo sapeva. Non si allarmò. Ascoltò l’ansia quietarsi poco alla volta, e intanto pensò che doveva muoversi alla svelta, prima dei controlli della Polizia Municipale. Indossava un paio di pantaloni color tortora, una maglietta bianca a mezza manica e un maglione leggero a strisce multicolori, scarpe di cuoio marroni, in testa capelli bianchissimi, corti, macchiati di sporcizia.
Mosse i primi passi lungo corso del Popolo, già trafficato. Sentì caldo e sfilò il maglione. Vicino alla Cappella degli Scrovegni e alla chiesa degli Eremitani ebbe fame. In tasca aveva un euro e dieci centesimi, in una piccola borsa del pane raffermo. Entrò da un panettiere, acquistò un euro e dieci centesimi di pane, uscì e si sedette all’ombra, su una panchina nel parco, vicino alla Cappella dove Giotto regalò il suo genio alla città, qualche secolo prima. Ebbe sete, sapeva che avrebbe potuto bere ad una fontana pubblica lì vicino. Pazientò. Guardando la vicina chiesa degli Eremitani, ricordò che era stata distrutta nella zona dell’altare durante la seconda guerra mondiale. Erano stati gli americani. Sentì che il sonno tornava, un sonno inquieto e liberatorio, una morte anticipata che spesso aveva assecondato, per non sentire la fame e l’angoscia. Quel giorno –era domenica- volle reagire, si alzò, andò alla fontana, bevve, si lavò il viso, sentì la barba fargli il solletico sulle mani, si incamminò lungo corso Garibaldi. Al caffè Pedrocchi, che si vantava di essere il caffè letterario più grande del mondo, vide gente elegante seduta ai tavolini, sentì profumo di caffè e di brioches. Un’invidia rancorosa lo allontanò dalla zona, avrebbe potuto perdere il controllo. Superata l’Università svoltò a sinistra e si portò sulla via del Santo. Quando era ancora distante dal Santuario, che conservava le spoglie mortali di Sant’Antonio di Padova, si sedette e allungò la mano. Dopo dieci minuti e nessun soldo raccolto pensò fosse meglio cercare una zona d’ombra: la giornata sarebbe stata lunga, il sole non dava tregua. La trovò avanti pochi metri. Ritenne più produttivo inginocchiarsi, il capo reclinato in avanti, il palmo della mano proteso verso la pubblica benevolenza. Non era capace di pregare. Non credeva in Dio. S’era convinto che con lui la vita era stata ingiusta e che chiedere l’elemosina fosse un suo diritto, un patetico e miserevole riscatto, ma assolutamente dovuto. E ringraziava la sua forza d’animo, che gli permetteva di conservare quel coraggio, giorno dopo giorno, centesimo dopo centesimo; sapeva che senza quella volontà di sopravvivere sarebbe stato peggio, molto peggio. Sentì finalmente il fresco e il peso di qualche moneta, ringraziò, promise preghiere a Sant’Antonio e alla Vergine Madre.
Era costretto a mutare posizione: in ginocchio, seduto, in piedi, di nuovo con le ginocchia sul duro del selciato. Piegò in quattro il maglione e lo usò come cuscino sotto le rotule. Verso le undici, mentre era in posizione seduta, si addormentò. Quando il capo perdeva l’equilibrio e si sbilanciava verso destra o sinistra, si svegliava; allora riposizionava la testa in posizione corretta e chiedeva al destino, per pietà, di farlo riaddormentare, concedendogli il beneficio della dimenticanza.
Verso mezzogiorno si incamminò verso la grande chiesa, meta di pellegrinaggi continui, instancabili, da secoli. Non sempre lo facevano entrare, anche se per essere un barbone era decoroso, si radeva, si lavava, non puzzava, gli abiti non erano indecenti. Gli consentirono l’accesso. Stavano celebrando una Santa Messa. Mentre si incamminava verso la tomba di Antonio sentì il prete che leggeva il vangelo: “….Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe…”
Una lunga fila camminava lenta verso il sepolcro del frate santo, i pellegrini accarezzavano il marmo, pregavano, acquistavano candele di varie dimensioni, qualche moneta finiva anche in due raccoglitori con la scritta ‘Per i poveri’. Andò dove sapeva di dover andare, da quel tal frate che, probabilmente, gli avrebbe lasciato qualche denaro, prelevato dalle offerte destinate proprio a lui, povero per davvero, senza lavoro, senza casa, senza moglie, senza figli, senza Dio ma con fame, sete, sonno e desiderio di fare l’amore. 
Era domenica anche per lui. Giorno di festa. Il frate incaricato fu generoso, la questua in chiesa, unita a quella raccolta lungo via del Santo, gli permise di uscire e di andare, a passo svelto, in un panificio-pizzeria, dove comprò un trancio di pizza e una lattina di birra chiara. Attraverso via Belludi arrivò in fretta a Prato della Valle: la sua casa, il suo campeggio, il suo albergo diurno, il suo giardino.  
Trovò una panchina libera, non all’ombra, e si accontentò: mangiò e bevve con calma, non aveva impegni. Per dormire cercò una fetta d’ombra sul prato, precipitò veloce dentro un sonno fondo. Fece sogni senza un senso, immagini e qualche volto amico. Appena sveglio pensò che doveva procurarsi i soldi per la cena, aveva già digerito il pranzo di metà giornata.
Non gli andava di chiedere la carità in quel grande prato perimetrato da un corso d’acqua, frequentato anche da molti giovani, per lo più squattrinati come lui, universitari o extracomunitari.
Vide un nero che si esercitava a mantenere l’equilibrio sopra una corda tirata fra due alberi, altri suoi soci lo deridevano, lui cadde (solo pochi centimetri di volo) e li inseguì ridendo: uno lo raggiunse e gli mollò un gran calcio sulle natiche. Sorrise. Notò una donna sulla quarantina, grassoccia, accaldata, che si riposizionava il vestito, incastrato nelle pieghe del fondoschiena sudato, impigliato nell’elastico delle mutandine. Immaginò ciò che l’abito succinto nascondeva.   
Ripercorrendo via Belludi tornò in via del Santo, stese la mano, molta indifferenza ma presto anche qualche spicciolo: la cena ci stava. La consumò in Prato della Valle, seduto sull’erba, all’ombra: il sole al tramonto era ancora forte, ingialliva le cose e la gente. Quindi si diresse verso la sua solita fontana, pensando: ‘Mi rifaccio tutta la strada e dormo in stazione o trovo un buco più vicino? Sarà una notte calda.’
Raggiunse il suo bagno pubblico. Dalla piccola borsa recuperò un pezzo di sapone, conservato dentro un panno: cominciò a lavarsi le mani, gli avambracci, il viso, i capelli. Mentre cercava di togliersi un po’ di sapone bruciante finito negli occhi, capì subito che quel turista, con La Coste rossa e Canon a tracolla, lo avrebbe fotografato. Aveva la faccia del turista che fotografa anche le merde dei cani. E invece no, passò oltre. E invece sì, eccolo a distanza, con lo zoom, immortalare la sua doccia.

Si voltò e gli regalò il suo culo spolpato.


                                                                     foto carlozanzi

Cronoscalata Varese-Campo dei Fiori




Stamani, tanto per cambiare, sono salito in mountain-bike al Campo dei Fiori, la mia salita. In cima ho trovato un sacromontino che conosco di vista. Sta organizzando una Cronoscalata Varese (piazza Motta)- Campo dei Fiori (Grand Hotel): molto bene, di certo parteciperò. Poi ci siamo messi a parlare di ciclismo, lui è grande appassionato, classe 1946. Ha detto di ricordare quando nel 1957 al Campo dei Fiori arrivò il Giro d'Italia, con vittoria di Alfredo Sabbadin (foto) e maglia rosa che venne conquistata da Charly Gaul. Dice che ci passò anche il Giro della Svizzera, ma non ho trovato conferma su internet. Dice di essere fra gli organizzatori della cronoscalata Varese-Sacro Monte, che portò nel 1986 o 1987 Gianni Bugno a vincere il Giro d'Italia, in una giornata da tregenda.

lunedì 26 agosto 2013

Il nemico alle porte





Ieri sera ho visto un bel film, un filmone di guerra davvero coinvolgente. Titolo: 'Il nemico alle porte'. E' un film del 2001, diretto da Jean-Jacques Annaud, con un grande Jude Low nei panni del cecchino russo Vassili Zaitsev (realmente esistito, eroe nazionale, il suo fucile è conservato in qualche museo russo). Ambientato durante i sei mesi della grande battaglia di Stalingrado, è la lotta fra due cecchini, il già citato Vassili e un maggiore russo. E poi una coinvolgente storia d'amore, fra Vassili e Tania (foto).
Frase celebre del film, pronunciata da un amico-nemico di Vassili: '...Non esiste l'uomo nuovo, nemmeno in Unione Sovietica. Esiste l'uomo e basta. Ci sarà sempre qualcosa da invidiare: un sorriso, un'amicizia....Ci saranno sempre i ricchi e i poveri, ricchi di talento, poveri di talento...' 

Maccheroni al pomodoro

                                                                           foto da google immagini



Un paio d'orette fa, davanti ad un piatto di maccheroni al pomodoro da me preparati (simile a quello in foto, anche se nella foto sono penne e non maccheroni), gustando maccherone dopo maccherone con lentezza, ho pensato che faccio bene a fare così, la vita non ti garantisce affatto un altro piatto di maccheroni così, domani. E ho pensato a Sant'Antonio di Padova (nato a Lisbona), morto poco più che trentenne consumato dal suo zelo di predicatore e di asceta, il santo che ha il record nel processo di canonizzazione (meno di un anno) e il record di fedeli al mondo (così ho letto su internet), ho pensato che probabilmente Sant'Antonio non ha mai provato questa gioia così potentemente normale. E ho pensato che ha il suo bello anche non essere santi.

domenica 25 agosto 2013

L'abbraccio della parola scritta

                                                                              foto carlozanzi



Bella questa pubblicità della lettura, che ho trovato nella piccola biblioteca di Santa Cristina, in Val Gardena. Da narratore (più che da lettore) mi piace pensare che anche le mie parole scritte, qualche volta, sono riuscite ad abbracciare un lettore o una lettrice.

Ma non commettiamo l'errore

                                                                                          foto carlozanzi



E' giusto, necessario, in fondo anche bello provare un senso di insoddisfazione, di 'fallimento', di incompletezza, di pochezza: è il trampolino di lancio per salire un po' più in alto. Ma non commettiamo l'errore di essere sempre insoddisfatti, né deprezziamo ciò che abbiamo raggiunto, ciò che abbiamo fatto (magari a fatica e con scelte di fedeltà rinnovate giorno per giorno). 
Per costruire non è obbligatorio distruggere.

sabato 24 agosto 2013

Ingabbiati




Le abitudini ci ingabbiano. Ci accontentiamo di vedere la luce che filtra dalle sbarre. La nostalgia di una libertà maggiore spesso non basta a recuperare la chiave per uscire. Ma ogni giorno può essere quello buono per inventarsi un po' di coraggio.

Buon compleanno, caro Camillo




Buon compleanno  a Camillo Kaborè, speranza dell'atletica varesina e nazionale. Con un personale di m 7.74 nel salto in lungo, in forza ai Carabinieri ma allenato dal mio amico e collega Beppe Balsamo (allenatore anche delle mie figlie), fresco della positiva esperienza ai Campionati Europei juniores di Tampere, in Finlandia, Camillo vede ormai gli 8 metri, misura che segna il passaggio fra l'eccellenza e qualcosa in più. 
Vai, Camillo!!!! 

Benvenuto, Presidente




Ieri sera ho visto un bel film, BENVENUTO, PRESIDENTE, regia di Riccardo Milani, scritto da Fabio Bonifacci, con un bravissimo Claudio Bisio, un'affascinante Kasia Smutniak, con Beppe Fiorello e tanti altri. Giuseppe Garibaldi detto Peppino, pescatore di trote in un paesino di montagna, per uno scherzo del destino viene eletto Presidente della Repubblica italiana. Non rinuncia all'incarico e diventa il presidente più amato dagli italiani. Rimando a recensioni più accurate e competenti. Dirò solo che il film merita perché diverte ma fa anche pensare, soprattutto quando richiama all'impegno di ciascuno di noi per un Paese migliore, senza delegare esclusivamente alla solita classe politica corrotta e incapace il compito di un risanamento nazionale. Bella poi la frase (che ogni narratore dovrebbe amare): "Non importa che una storia sia vera o di fantasia, l'importante è che sia una bella storia."

A mamma Ines

                                          quercia a Villa Mylius                      (foto carlozanzi)






(chiusa)

Sei tu che mi sorridi dallo specchio
ogni mattina, o madre mia fanciulla
con il mare negli occhi: non c'è nulla
che può turbarmi, e non sarò mai vecchio

Vedersi o non vedersi non altera l'amore
se si è raggi di un unico splendore:
mai la quercia vedrà la sua radice
ma è quella linfa a renderla felice


Silvio Raffo                                      Maternale   (NEM edizioni)

E se Silvio....




E se Silvio Berlusconi dovesse precederci nel Regno dei Cieli? Mettiamo nel conto anche questa eventualità.

venerdì 23 agosto 2013

Ciak, si gira! Con Antonio e Lidia




Che i miei cari amici Antonio e Lidia fossero ottimi attori dialettali, facenti parte della Compagnia teatrale della famiglia Bosina, lo sapevo. Non sapevo invece che saranno attori nel film in lavorazione 'Il pretore'. E invece ecco la bella notizia: Lidia avrà un ruolo più impegnativo, Antonio una parte più defilata, ma sempre attori sono e li vedrò con grande piacere, insieme a Sarah Maestri (sono un suo 'ammiratore') e al mitico Natale Gorini. Ecco i miei amici sul lungolago di Luino, durante una pausa delle riprese.

Più bici che auto: evviva!

                                                                                   foto tommy martinelli



Leggo sul 'Messaggero di Sant'Antonio': "Per la prima volta in Italia la vendita di bici ha superato quella di auto. Non accadeva da 48 anni. Nel 2012 le auto vendute sono state 1 milione e 400 mila, le bici 1 milione e 650 mila..." L'altro giorno pensavo: 'Se le mie figlie mi chiedessero che contributo ho dato all'umanità, cosa potrei rispondere? Nulla? Bè, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la bici. Direi: -Guardate, ragazze mie, ho cercato di inquinare l'aria il meno possibile, e vi ho dimostrato che nella vita bisogna pedalare!-

in foto: Varese, Mondiali di ciclismo 2008, al Cycling Stadium con felpa ufficiale e Decathlon gialla.

Il ritorno di Mock




Mio fratello Marco detto Mock o banjoman (anche se qui in foto suona la chitarra) sta tornando alla grande. La musica fa miracoli, la passione aiuta. Guai a non avere nemmeno una passione. Almeno una ci vuole. La cura musicale aiuta a 'digerire' la cura farmacologica. Non è facile ma si va avanti.
A breve uscirà il 4° cd della Piedmont Brothers Band, 'Back to the country'. Il titolo è dato da una canzone della compilation, parole e musica di Mock.

Auguri Giovanna e Adriano

                                                                                              foto carlozanzi


Tanti auguri ai miei amici Giovanna (che fa gli anni oggi) e Adriano (che farà gli anni domani), quindi risparmio un post: due in uno. Eccoli nell'estate del 2011 al rifugio Demetz, sulle dolomiti. 
Un abbraccio.

La grande rinuncia


Torno un istante al tema della bici, e del mio grande amore per le due ruote, soprattutto in salita. Quest'estate ho dovuto fare una grande rinuncia, non ho portato la bici sulle dolomiti per mancanza di spazio in auto, ma due anni fa (foto), quando ancora avevo la vecchia Decathlon gialla, mi sono goduto i meravigliosi passi dolomitici. Eccomi al Passo Sella alle 7 del mattino. 

Fra Gange e Inquisizione


Ieri sera alla tele ho visto un interessante servizio sul fiume Gange, il fiume più inquinato del mondo. La gente ci si lava, fa i suoi bisogni (che si aggiungono a quelli delle fogne a cielo aperto) i morti si fanno cremare e le ceneri finiscono lì dentro, e per uno strano fenomeno naturale gli indiani (che bevono pure quelle acque) non si ammalano. Gange, fiume sacro, e io ad interrogarmi su questo Dio così diverso dal mio, eppure capace di convincere tanti fratelli. E come non bastasse tale provocazione, ecco su RaiStoria un bel programmino sull'Inquisizione italiana a Venezia nel 1500.  Un pugno nello stomaco al sottoscritto, cattolico.

Auguri, cara Giancarla

                                                                 foto carlozanzi
                           

Buon compleanno alla mia amica Giancarla Giorgetti, scrittrice, giallista che con il suo libro d'esordio 'Il quadrato del cerchio' (NEM edizioni), ha fatto quadrare i conti, ottenendo un buon successo. E ora, come è giusto che sia, sta alacremente lavorando al secondo romanzo. Buon lavoro ma soprattutto: tanti auguri!


Niente foto alla Tre Valli varesine

                                                                                   foto da google immagini



Stavo andando a fotografare la partenza della Tre Valli Varesine, stamani, in piazza Beccaria a Varese, poi mi sono fermato in segno di protesta: no, niente foto, questo ciclismo (e più in generale questi sport) di mestiere, estremi, rischiosi, dannosi per il fisico, 'drogati' per necessità di prestazione e di spettacolo, sport di quattrini e di pubblicità e di pubblico irrispettoso eccetera non mi va più. Più cresce in me l'amore per lo sport salutare, dilettantistico, senza stress e senza quattrini, più s'appanna la passione per lo sport professionistico.

giovedì 22 agosto 2013

Il Gattamelata

                                                                                              foto carlozanzi



Erasmo da Narni detto il Gattamelata, condottiero della Repubblica Veneta, qui eternato nel bronzo, sul suo cavallo, da Donatello intorno al 1450. La statua si trova a Padova, nella piazza del Santo.
Quando ho scattato questa foto faceva un caldo allucinante e il giro per Padova era appena iniziato. 
Un minimo di cultura richiede il massimo dello sforzo!

Saluti finali




Mi giunge questa bella foto dagli amici della Comunità Shalom, i saluti finali dalla montagna, da Saint-Oyen. Anche per loro le vacanze sono finite, il meteo è stato super e ciò mi rallegra.

mercoledì 21 agosto 2013

Seno nudo

                                                                                                  foto carlozanzi




Ogni tanto amo camminare lentamente per la mia bella città, con la Canon a tracolla. E chi mi vede, non conoscendomi, certo mi prenderà per un turista, soprattutto in questo mese di agosto, quando qualche raro turista passa anche da noi, soprattutto lungo la rizzàda della Madonna del Monte. Ieri sono rimasto affascinato dalla bellezza di questo seno nudo, pala d'altare del Morazzone, dipinto del Seicento che ritrae Maria Maddalena assunta in cielo, che si può ammirare nella basilica di San Vittore. Non credo vi siano, nelle chiese italiane e non, tanti seni nudi così belli e così espliciti.

Buon compleanno, caro Cesare



Un compleanno alla grande caro Cesare, cognato mio, leghista del sud, attaccante dal tocco vellutato, tennista statico ma dall'attimo braccio, ora camminatore da nordic walking, grande organizzatore di feste padane...ci vediamo fra un mesetto nella bassa padana, là dove scorre il Mincio....Un abbraccio

Partimmo dalla Madonnina

                                                                                        foto carlozanzi




Sì, quel 21 agosto del 1984 partimmo da lì, dalla chiesetta della Madonnina in Prato, dove vennero recitate le prime preghiere per mia mamma e io guardai chissà quante volte l'immagine della Madonna (foto). Poi prendemmo in spalla mamma Ines: mio padre, noi quattro figli e il sesto non ricordo chi fu, forse Paolo Mannucci. Lungo via Garibaldi giungemmo nella chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. 
C'era un bel sole, come oggi.

A spasso fra i ricordi

                                                                                                foto carlozanzi




Oggi mi sono concesso la dolce nostalgia dei ricordi. Qualche attimo, ne avevo bisogno. E così scendendo a Biumo Inferiore per salutare Mock e per una Messa, nel giorno del funerale di mia mamma Ines, mi sono fermato un attimo davanti all'ingresso, alle due colonne del quartiere Garibaldi (ex Costanzo Ciano), dove ho vissuto dal 1961 al 1981. Quando giocavamo a calcio e io stavo in porta nella porta a nord, ricavata fra le due colonne, questo vedevo: un cortile in sassi, la mia casa in fondo, due sole auto (se andava male), se no il cortile sgombro per le nostre partite. E quando la palla andava oltre la recinzione dell'asilo nido di via Gondar, quella rete rigida scavalcavamo, sperando di non imbatterci nel signor Zambelli, custode severo. Lì mi sono fatto le ossa e sbucciato le ginocchia. Lì mi sono divertito, sognando di diventare un grande portiere. 
Oggi tutto è più piccolo, ridimensionato, tutto ci sta nella mia testa, compreso qualche sogno residuo.